Racconti di Sardegna: il Lentischio.

Care amiche per la pelle, è vero che l’obiettivo di questo blog è quello di fornirvi informazioni e consigli di bellezza: a volte lo facciamo parlando di qualche specifico problema della pelle, proponendovi rimedi, oppure dandovi delle dritte per la cosmesi quotidiana e spronandovi a prendervi cura di voi stesse.

Abbiamo pensato però che sia compito nostro anche raccontarvi delle storie, delle belle storie (che al giorno d’oggi sembrano scarseggiare) ambientate nella meravigliosa terra in cui viviamo e lavoriamo e che con i suoi prodotti e i suoi paesaggi straordinari è per noi una fonte inesauribile di ispirazione. Vi racconteremo ogni volta un ingrediente, un posto, un colore, un profumo, o un simbolo che caratterizzano la nostra isola.

Il protagonista della prima storia sarà il Lentischio, a cui è dedicata la nostra linea Hèssa (una delle tante varianti sarde per indicare questa pianta) ma che troviamo anche nella maschera viso idratante e lenitiva grazie al potere disarrossante, nutriente e protettivo dell’olio ottenuto per spremitura a freddo delle bacche di lentischio.

Ma non vogliamo stare qui a raccontarvi delle proprietà cosmetiche di quest’olio, le trovate descritte nel nostro sito e in tanti articoli.

Il Lentischio è l’odore della Sardegna

Come saprete, i nostri ingredienti caratterizzanti sono 3: lentischio, elicriso e corbezzolo, tutti tipici della macchia mediterranea sarda, dalle fantastiche proprietà cosmetiche, e non solo, conosciute da secoli e oggi riscoperte e rivalutate. Abbiamo scelto di iniziare proprio con il lentischio sia per festeggiare l’arrivo del Thalasso Scrub corpo e sia perché il primissimo prodotto che ha visto la luce come Eudermica Lab (allora ci chiamavamo così, poi col “restyling” siamo diventate Laboratori Eudermica) è stata la Crema Lenitiva all’olio di Lentischio, l’unica a non avere nessuna profumazione aggiunta: il suo profumo è dato proprio dall’olio di lentischio, che per noi è “l’odore della Sardegna“.
Anche la storia del concepimento della nostra “primogenita” è interessante ma la riserviamo ad un altro momento, per questa volta ci concentriamo solo sul suo ingrediente principale.
Facendo delle ricerche su internet ci siamo rese conto che negli articoli e blog che parlano di lentischio si trovano sempre le stesse informazioni: la descrizione della pianta e del suo habitat, le parti che si utilizzano e le proprietà salutistiche.
Fino a che ci siamo imbattute in un blog AmicoMario, a cui vi rimandiamo volentieri, che racconta i ricordi di un sardo legati all’olio di lentischio.

Importante risorsa dell’economia sarda del dopoguerra

Parla di un difficile dopoguerra in cui la ripresa economica tardava ad arrivare e molti prodotti di uso comune, tra cui l’olio d’oliva, avevano prezzi proibitivi. Allo stesso tempo però, la scarsa urbanizzazione faceva sì che abbondassero le campagne ricoperte di macchia mediterranea in cui il lentischio la faceva da padrone. E così, di necessità virtù, questa pianta assunse un ruolo importante nell’economia sarda dell’epoca.

L’olio ottenuto dalle bacche, utilizzato fin dal tempo dei romani come combustibile per le lanterne, divenne un sostituto a tutti gli effetti dell’olio d’oliva in campo alimentare. Dall’aroma decisamente più pungente, bisognava smorzarlo cuocendolo con altri ingredienti. Il nostro amico (ci permettiamo di definirlo così visto che il suo blog si chiama AmicoMario) ci racconta che nella sua famiglia facevano friggere s’ollu e stincu (l’olio di lentischio appunto) con una fetta di pane in cui era stato sfregato dell’aglio, spuntino che in teoria era destinato agli animali ma lui e altri ragazzini lo aspettavano con l’acquolina in bocca.

Ricordi di famiglia

Ci racconta delle donne che si occupavano della raccolta delle bacche, del loro stare inchinate tutto il giorno perché gli arbusti di lentischio sono bassi, della collaborazione tra queste donne e tra loro e i figli nel raccogliere e setacciare, dell’orgoglio quando si tornava a casa con le ceste colme.

Ci è piaciuto perché si respira il profumo del lavoro, della fatica, ma anche dello stare assieme. Si respira il profumo del lentischio che doveva essere un po’ dappertutto: sulle tavole per condire i cibi, ma anche dentro gli armadi, dove in scatolette di legno (sempre di lentischio ovviamente) si conservava la resina lattescente (il cosidetto mastice di Chio) fatta essiccare che serviva sia per profumare che per allontanare le tarme, e perfino nelle scarpe dove si mettevano i rametti più teneri e le foglie per contrastare l’odore e l’eccessiva sudorazione di piedi costretti a camminare tanto.
Insomma, si può proprio dire che il lentischio rappresenta l’odore della Sardegna!

Per non parlare poi del suo utilizzo come rimedio per affezioni dermatologiche, ma anche del cavo orale, per curare ferite, purificare la pelle e quant’altro. Del lentischio non si buttava via nulla (stile di vita che dovremmo re-imparare in questi tempi di inaccettabile spreco di risorse) e da un, apparentemente umile, arbusto si ricavavano nutrimento, illuminazione e medicamenti.[/vc_column_text][vc_custom_heading text=”Lentischio: forza rigeneratrice”][vc_column_text]C’è una frase della nostra Grazia Deledda che racchiude tutto ciò che questa pianta rappresentava: “…Sarò anch’io come il lentischio, che solo per gli umili che ne conoscono il segreto nasconde nelle sue radici la potenza del fuoco, e nel frutto selvatico l’olio per la lampada e per gli unguenti…”.

Dunque una pianta umile che si rivela agli umili e che a loro svela le sue innumerevoli proprietà. E ad una sua proprietà siamo particolarmente affezionate, che finora non abbiamo citato ma di cui parliamo nel sito quando definiamo il lentischio “la forza rigeneratrice”.

Quest’espressione ha una duplice valenza per noi, perché oltre a rigenerare la pelle, il lentischio è un miglioratore del terreno e viene utilizzato per recuperare aree danneggiate, soprattutto in seguito a incendi.

Vorremmo concludere questo racconto di oggi augurandoci anche noi di essere come il lentischio: estremamente adattabili, resistenti, o meglio resilienti, e in grado di migliorare l’ambiente in cui viviamo o, quantomeno, di preservarne la bellezza.

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